Video intervista a Vincenzo Spinosi

BIOGRAFIA E ATTIVITA’

Potremmo definirlo l’uomo del 7 in condotta: un marchio distintivo, il motore di tutti i suoi successi, l’affermazione che ciò che dagli è percepito come un difetto, come un limite, è in realtà la cifra dell’eccezionalità di una persona.
Per riuscire a diventare un personaggio, per poter vendere la propria immagine ancor prima dei propri prodotti, per poter essere il volto della propria terra e della propria regione all’estero – soprattutto in Asia dove Vincenzo Spinosi è conosciuto come The King of pasta – c’è bisogno di qualcosa in più: una caratteristica che nessun altro abbia, che nessuno possa copiare perché non si può inventare, fa parte del DNA.
Vincenzo Spinosi, o meglio sarebbe dire Sandro come il papà avrebbe voluto chiamarlo e come lui stesso si riconosce, nasce in una famiglia semplice, con valori radicati, che vede nel lavoro e nel senso di comunità uno dei suoi cardini fondamentali.
La Spinosi fondata dal papà nel 1960 è il primo laboratorio artigianale di Campofilone e fa dei maccheroncini di Campofilone il suo prodotto di punta che nel novembre 2013 ottengono l’IGP. In realtà in soffitta Vincenzo scopre un’altra data: 1933. E’ da qui che inizia in realtà la storia che lega gli Spinosi e ai celebri maccheroncini di Campofilone.
Vincenzo inizia la sua attività imprenditoriale nel 1973, unico dei quattro fratelli a rimanere a lavorare in azienda, quando subentra al padre e apre il primo show room e laboratorio artigianale a Cupra Marittima, che sarà poi seguito nel 1992 da uno a San Benedetto del Tronto.
Nel mezzo, nel 1983, la morte del papà; un evento doloroso che però accende in Vincenzo la voglia di creare qualcosa di suo, di dare un nuovo impulso all’azienda di famiglia. Una spinta che lo porta a creare il suo primo marchio ‘pasta 1933’ dall’anno in cui si ha la prima notizia – quella data incisa sul trave della soffitta – del legame tra la pasta e la famiglia Spinosi.
Nel 2004 arriva anche un’altra consacrazione per il ragazzino con il 7 in condotta: viene chiamato a tenere lezione alla più prestigiosa Università italiana, la Bocconi di Milano, per raccontare la sua storia agli studenti. Una soddisfazione, per chi come Vincenzo a scuola non era affatto il migliore, ma con la sua unicità, ce l’aveva fatta, nella vita!

Ma la vera storia di Vincenzo Spinosi, del personaggio eclettico, entusiasta, coinvolgente ed assolutamente unico che tutti noi oggi conosciamo, inizia molto prima.
Tra i banchi di scuola. Vincenzo ama dire sorridendo che lui è laureato in quinta elementare: ha frequentato la quarta per tre anni prima di passare all’ultimo anno scolastico della scuola primaria ed in terza media non ha superato l’esame. Per alcuni potrebbe essere un motivo di demerito; ma non per lui. E a ragione possiamo dire.
Come alunno Vincenzo era uno scalmanato, un bambino che studiava poco, ma che aveva voglia di essere sempre al centro dell’attenzione, con battute, prendendo la parola, attraendo i riflettori su di se. Una caratteristica che non piaceva certo alle sue insegnanti. Un limite, potremmo definirlo.
Ma chi non sa pensare fuori dagli schemi, chi è ingabbiato nell’idea del primo della classe come unico che possa ottenere dei riconoscimenti dalla vita, costui è limitato.
L’unico sette che Vincenzo aveva in pagella era quello in condotta: il suo voto più alto, ma anche quello che – sempre in teoria – dava più preoccupazioni. Non brillante negli studi e con problemi di comportamento: una descrizione che non avrebbe fatto presagire nulla di buono.
Il genio però spesso si cela proprio nelle pieghe più nascoste e ha un cammino che non tutti possono intuire immediatamente.
Un giorno in classe arriva il Direttore della scuola e la maestra con grande preoccupazione spedisce Vincenzo all’ultimo banco, pregandolo di stare in silenzio, di non farle fare brutta figura.
Dopo i primi minuti di convenevoli, il Direttore inizia a fare delle domande, semplici. Ma nessuno risponde. Il piccolo Vincenzo è stupito dal fatto che i suoi compagni non siano in grado di dare risponde a quesiti come ‘qual è l’animale caratteristico dell’Australia’ ed altre simili. E così alza la mano. La maestra si dispera quando il Direttore gli da la parola: ma Vincenzo in quel momento diventa per il Direttore il primo della classe, l’unico che ha avuto il coraggio di rispondere, quello che ha dimostrato entusiasmo, quello che si è presentato con allegria.
Il suo sette in condotta, quello che non lo faceva stare fermo e zitto sul banco, impaurito da quella figura istituzionale lo aveva trasformato nell’alunno migliore.
E’ da qui che inizia la vera storia di Vincenzo, da quando riesce a trasformare quel limite nella sua potenza: oggi Vincenzo Spinosi non è solo l’inventore degli Spinosini, degli Spinobelli, della Spinosina e degli Spiritosini e degli Spiritozzi. E’ uno show man, conosciuto in tutto il mondo, chiamato a trasmettere il suo entusiasmo a tavola negli alberghi più famosi d’Italia e dell’Asia. Qui è conosciuto come The King of Pasta da quando la famiglia più importante della Cina, Quong, hanno richiesto espressamente i suoi Spinosini, portata loro una volta in dono da Giovani Angelini, il guru italiano del lusso in Oriente.
L’entusiasmo, la creatività, l’originalità, l’espressività unica di Vincenzo Spinosi ne fanno un vero e proprio personaggio. La sua immagine sulle confezioni delle sue specialità, ancora oggi spaccando le uovo ancora a mano con l’artigianalità tipica della zona di Campofilone, in un laboratorio con 16 dipendenti, fa vendere, come farebbe il più altisonante dei testimonial.
Perché Vincenzo Spinosi non è colui che produce gli Spinosini. Lui è gli Spinosini, tanto è vero che quando lo incontrano gli altri industriali amano dire “è arrivato lo Spinosino!”.
L’orologio della Lego che porta al polso sinistro – cambiando sull’altro Cartier e quant’altro – le sue cravatte dell’NBA, il suo sorriso contagioso, la sua tipica spadellata con la quale coinvolge gli ospiti che partecipano ai suoi tanti cooking show sono l’espressione di quel sette in condotta, di quel limite che tutti gli altri vedevano come negativo e che invece si è trasformato nel DNA di questo grande imprenditore, la cui immagine oggi campeggia su mega cartelloni a Canton, Hong Kong, Bangkok, Tokyo, Kuala Lumpur e New York e traghetta  i sapori delle Marche in giro per il mondo.

 

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